Teatro e bambini: recitare fa crescere più sereni


Tutti i benefici della recitazione per lo sviluppo psico-fisico dei più piccoli

 

Il teatro è un universo un po' magico, sarà anche per questo che i bambini lo amano particolarmente. E a ragione, infatti recitare ha ripercussioni estremamente positive sulla crescita del bambino. Non sono pochi i docenti e gli esperti in psicomotricità che consigliano corsi di teatro ai bambini affetti, per esempio, da dislessia. O, ancora, il teatro può diventare una vera e propria psicoterapia (teatro-terapia), in grado di rivelare se vi siano o meno dinamiche da correggere in alcune relazioni, per esempio all'interno dell'ambiente scolastico, in famiglia o con gli amici. Fare teatro aiuta i bimbi più introversi e timidi, accresce l'autostima, affina il senso estetico e migliora persino la percezione dello spazio.

Vediamo insieme tutti i benefici del teatro per lo sviluppo psico-fisico dei bambini.

Gestire le emozioni - Recitare, muoversi su un palcoscenico, interagire con i coetanei e con il pubblico. Tutto ciò aiuta i bambini a gestire diversi tipi di emozioni, speculari alle sensazioni che possono sopraggiungere anche in ogni altro momento della vita. Dall'agitazione alla paura, passando per l'attesa, l'impazienza e la soddisfazione. Insomma, recitando si recita inconsapevolmente la vita stessa. Imparandone le dinamiche e la gestione delle sensazioni, in modo sano.

Socializzazione - Il teatro è un luogo di condivisione. Si apprendono movimenti e battute, ci si scambiano impressioni, esiste un dialogo da far "vivere". I bambini, recitando, apprendono le dinamiche relazionali, socializzano e imparano a condividere. Sia a livello pratico, sia da un punto di vista prettamente emotivo. Anche per questa ragione, fare teatro può servire a superare timidezza e alcuni problemi legati al linguaggio.

Scoprire il proprio corpo - Non solo parola, il teatro è anche (e soprattutto) espressione corporea. E questo tipo di dimensione è assolutamente fondamentale per crescere bene. Attraverso il proprio corpo, e l'esercizio delle sue potenzialità, si possono esprimere emozioni e stati d'animo, "buttare fuori" pesi e preoccupazioni non verbalizzate e silenti. Pensiamo, per esempio, ai bambini vittime di bullismo oppure a chi vive dinamiche familiari difficili e a cui, naturalmente, non riesce a dare un nome. Proprio come l'arte e il disegno, l'espressione corporea dona al bambino un canale in più per liberarsi da ansie e paure.

Migliora il senso estetico e la percezione dello spazio - Allestire una scenografia, rispettarne le parti, fare attenzione ai tempi. Ma non solo, occuparsi dei costumi e del trucco dei personaggi, sono tutte attività creative in grado di migliorare il senso estetico del bambino e la sua gestione dello spazio. Qualità indispensabili sia a livello scolastico (e non soltanto limitatamente all'arte), sia nella gestione dei propri spazi a casa o con gli amici.

Arricchisce il linguaggio e aumenta l'autostima - Imparare dialoghi, scambiare battute e parlare davanti a un pubblico: recitare arricchisce il vocabolario dei bambini, migliorandone sensibilmente il linguaggio sia nel contenuto, sia nella forma. Inoltre, il teatro è in grado di aumentare l'autostima anche in quei bambini che si sentono estremamente insicuri e in balìa del giudizio degli altri. Il teatro rende indipendenti perché sviluppa il sé, aiutando il bambino a percepirsi come meravigliosamente unico e indispensabile.

( Articolo ESTRATTO DAL WEB )

 



 

 

 
Essere o non essere non è più un problema …A Cura di : Paola Miselli

 

“Nessuno educa nessuno. Nessuno viene educato da nessuno. Ci educhiamo tutti insieme” diceva Paulo Freire.

 

Che ci piaccia o meno sentircelo dire, è inutile fingere che la realtà che ci siamo costruiti nel corso della evoluzione umana, accanto a numerosi e innegabili progressi, sia accompagnata da altrettante innegabili manifestazioni di fragilità di fronte al complesso delle questioni da affrontare nel quotidiano, non ultima la dimensione relazionale.

Per chi  si occupa di educazione questo è il campo d’azione che ogni giorno mette in discussione e, talvolta addirittura, manda in corto circuito prassi consolidate e schemi precostituiti. Una buona analisi di contesto, un sufficiente patrimonio di conoscenze personali, una buona conoscenza di sé, aiutano certamente ad orientare le esperienze per renderle significative ed arricchenti, ma l’educatore sa bene che ciò difficilmente avviene in modo spontaneo, così come non è possibile pensare di orientare ogni momento della crescita dei ragazzi a lui affidati, promuovendo la realizzazione di ciascuno, la sua identità e le sue relazioni sociali.

L’educatore sa bene anche che le esperienze da sole non bastano, se poi non si consente a chi sta crescendo, di porre sufficiente riflessione su di esse e che , da solo, riuscirà difficilmente a sollecitare, sostenere, sviluppare consapevolezza, se non all’interno di un contesto che consenta contemporaneamente una molteplicità di approcci e modalità di espressione attraverso una pluralità di linguaggi, tale da coinvolgere la persona in modo completo e unico.

Nella nostra esperienza abbiamo potuto verificare che l’attività teatrale può senz’altro costituire il contesto nel quale mettere in moto processi positivi di crescita personale e collettiva, che consentono, accanto allo sviluppo di capacità progettuali e realizzative concrete, un altrettanto percorso di crescita affettiva personale e relazionale. Mettersi in gioco in tale contesto infatti, consente al soggetto il superamento di quelle che in un primo momento possono essere viste come difficoltà da evitare in altre situazioni, come risulta dalla viva voce dei protagonisti della nostra esperienza.

  • “ Mi sono sentito emozionato, avevo un po’di paura, ma dopo è passata!”.

 

  • “ Come me all’inizio eravamo tutti agitati, me lo hanno detto tutti alla fine dello spettacolo. Poi invece ci siamo tranquillizzati”.

 

  • “Subito mi ero spaventata, perché l’dea di salire sul palco davanti a tutti mi spaventava. Poi invece quando abbiamo finito, mi ero emozionata così tanto che avrei voluto rifarlo. Vorrei rifare proprio tutto. Mi è dispiaciuto un pochino che sia durato poco, sembrava fosse durato molto poco”.

 

  • “Direi che è stata una esperienza molto bella nonostante la paura che avevo di stare sul palco: mi sono lasciata andare perché comunque c’erano i miei compagni e mi sentivo molto più aiutata e protetta da una barriera di amici”.

 

  • “ Avevo paura di sbagliare ma poi è andata bene, avevo paura di non farcela, ma poi ce l’ho fatta. Ero molto spaventato all’inizio dello spettacolo e anche un po’ vergognato. Dopo questa esperienza mi sento più sicuro”.

 

  • “ Mi sono lasciata andare: mentre cantavo non pensavo a me che stavo cantando, pensavo a qualcosa e non sapevo che stavo cantando, si mescolavano un po’ di cose insieme. Avevo paura di sbagliare, dopo però ho detto: se sbaglio ci sono gli altri … Anche gli amici erano come me, in particolare quelli più timidi, ad esempio due miei compagni di classe, che invece di stare avanti andavano indietro. Una dietro di me parlottava con un’altra dicendo: “ Non spingermi! Voglio stare indietro così non mi vedono!!!”.

 

  • “Di solito andare sul palcoscenico e fare delle esibizioni mi ha sempre fatto paura, ma ho capito che se tu ci metti della buona volontà, dopo anche se hai paura, ti riuscirà benissimo!!!”.

 

  • “Avevo paura di fare una figuraccia e che ci lanciassero i pomodori, invece ci hanno fatto gli applausi. Mi è sembrato uno spettacolo lungo, ero teso per le cose che dovevo fare”.

 

  • “Quando si è chiuso il sipario mi è dispiaciuto, avrei voluto rifare tutto da capo, è stato molto bello”.

 

  • “Mi è piaciuto lavorare con i miei amici, siamo riusciti stare tutti assieme …”.

 

  • “Avevo paura di sbagliare tutto, ma non ho in realtà sbagliato nulla. In ogni caso eravamo insieme e ciò mi ha fatto sentire meglio. E’ stata una esperienza divertente anche se abbiamo dovuto lavorare tanto. Ne è valsa la pena. Alla fine ero un po’ triste perché avrei voluto continuare”.

 

  • “E’ stato molto eccitante: ero già salita sul palco, ma questa è stata la volta più bella!!!”.

 

 

IL CANTO CORALE

 

ll canto corale è una delle esperienze più entusiasmanti e coinvolgenti che una persona possa vivere, perché tocca spazi e tempi interni all’uomo, libera emozioni profonde, mette le ali alla fantasia.

Quando a cantare sono i bambini, tutto ciò assume una particolare valenza educativa che va ben oltre gli aspetti artistici e ricreativi.

Infatti attraverso il canto in coro i bambini si allenano all’impegno, alla responsabilità, imparano ad apprezzare le proprie capacità e quelle degli altri. Il canto corale è di per sé un importante momento di aggregazione, socializzazione e condivisione di valori, come l’amicizia, la collaborazione, la solidarietà, e fa capire l’importanza di assumersi degli impegni per realizzare progetti comuni.

Il canto corale sta andando progressivamente in disuso; i ragazzi sono attirati in un circolo vizioso come consumatori passivi di enormi quantità di musica preconfezionata; in tal modo vengono offuscate le loro potenzialità espressive e creative che attraverso il canto potrebbero invece svilupparsi. Oggi, più spesso di un tempo, si incontrano bambini e giovani che provano vergogna ad esporsi con la propria voce.

Attraverso il canto è possibile far scoprire alle nuove generazioni uno strumento formidabile attraverso il quale poter esprimere le proprie gioie, le proprie paure, le proprie emozioni.

 

 
 

 

 

 

PROGETTI SCUOLA 2019/2020

 
 

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