Essere o non essere non è più un problema …

A Cura di : Paola Miselli

 

“Nessuno educa nessuno. Nessuno viene educato da nessuno. Ci educhiamo tutti insieme” diceva Paulo Freire.

 

Che ci piaccia o meno sentircelo dire, è inutile fingere che la realtà che ci siamo costruiti nel corso della evoluzione umana, accanto a numerosi e innegabili progressi, sia accompagnata da altrettante innegabili manifestazioni di fragilità di fronte al complesso delle questioni da affrontare nel quotidiano, non ultima la dimensione relazionale.

Per chi  si occupa di educazione questo è il campo d’azione che ogni giorno mette in discussione e, talvolta addirittura, manda in corto circuito prassi consolidate e schemi precostituiti. Una buona analisi di contesto, un sufficiente patrimonio di conoscenze personali, una buona conoscenza di sé, aiutano certamente ad orientare le esperienze per renderle significative ed arricchenti, ma l’educatore sa bene che ciò difficilmente avviene in modo spontaneo, così come non è possibile pensare di orientare ogni momento della crescita dei ragazzi a lui affidati, promuovendo la realizzazione di ciascuno, la sua identità e le sue relazioni sociali.

L’educatore sa bene anche che le esperienze da sole non bastano, se poi non si consente a chi sta crescendo, di porre sufficiente riflessione su di esse e che , da solo, riuscirà difficilmente a sollecitare, sostenere, sviluppare consapevolezza, se non all’interno di un contesto che consenta contemporaneamente una molteplicità di approcci e modalità di espressione attraverso una pluralità di linguaggi, tale da coinvolgere la persona in modo completo e unico.

Nella nostra esperienza abbiamo potuto verificare che l’attività teatrale può senz’altro costituire il contesto nel quale mettere in moto processi positivi di crescita personale e collettiva, che consentono, accanto allo sviluppo di capacità progettuali e realizzative concrete, un altrettanto percorso di crescita affettiva personale e relazionale. Mettersi in gioco in tale contesto infatti, consente al soggetto il superamento di quelle che in un primo momento possono essere viste come difficoltà da evitare in altre situazioni, come risulta dalla viva voce dei protagonisti della nostra esperienza.

  • “ Mi sono sentito emozionato, avevo un po’di paura, ma dopo è passata!”.

 

  • “ Come me all’inizio eravamo tutti agitati, me lo hanno detto tutti alla fine dello spettacolo. Poi invece ci siamo tranquillizzati”.

 

  • “Subito mi ero spaventata, perché l’dea di salire sul palco davanti a tutti mi spaventava. Poi invece quando abbiamo finito, mi ero emozionata così tanto che avrei voluto rifarlo. Vorrei rifare proprio tutto. Mi è dispiaciuto un pochino che sia durato poco, sembrava fosse durato molto poco”.

 

  • “Direi che è stata una esperienza molto bella nonostante la paura che avevo di stare sul palco: mi sono lasciata andare perché comunque c’erano i miei compagni e mi sentivo molto più aiutata e protetta da una barriera di amici”.

 

  • “ Avevo paura di sbagliare ma poi è andata bene, avevo paura di non farcela, ma poi ce l’ho fatta. Ero molto spaventato all’inizio dello spettacolo e anche un po’ vergognato. Dopo questa esperienza mi sento più sicuro”.

 

  • “ Mi sono lasciata andare: mentre cantavo non pensavo a me che stavo cantando, pensavo a qualcosa e non sapevo che stavo cantando, si mescolavano un po’ di cose insieme. Avevo paura di sbagliare, dopo però ho detto: se sbaglio ci sono gli altri … Anche gli amici erano come me, in particolare quelli più timidi, ad esempio due miei compagni di classe, che invece di stare avanti andavano indietro. Una dietro di me parlottava con un’altra dicendo: “ Non spingermi! Voglio stare indietro così non mi vedono!!!”.

 

  • “Di solito andare sul palcoscenico e fare delle esibizioni mi ha sempre fatto paura, ma ho capito che se tu ci metti della buona volontà, dopo anche se hai paura, ti riuscirà benissimo!!!”.

 

  • “Avevo paura di fare una figuraccia e che ci lanciassero i pomodori, invece ci hanno fatto gli applausi. Mi è sembrato uno spettacolo lungo, ero teso per le cose che dovevo fare”.

 

  • “Quando si è chiuso il sipario mi è dispiaciuto, avrei voluto rifare tutto da capo, è stato molto bello”.

 

  • “Mi è piaciuto lavorare con i miei amici, siamo riusciti stare tutti assieme …”.

 

  • “Avevo paura di sbagliare tutto, ma non ho in realtà sbagliato nulla. In ogni caso eravamo insieme e ciò mi ha fatto sentire meglio. E’ stata una esperienza divertente anche se abbiamo dovuto lavorare tanto. Ne è valsa la pena. Alla fine ero un po’ triste perché avrei voluto continuare”.

 

  • “E’ stato molto eccitante: ero già salita sul palco, ma questa è stata la volta più bella!!!”.

 

 

Paola Miselli